CRONACA

Faragola. Volpe: Sono certo sia stato un incendio doloso

ASCOLI SATRIANO,

Ha il cuore spezzato il prof. Giuliano Volpe. Il Presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici appena rientrato a Foggia da un viaggio all'estero si è subito precipitato sul sito archeologico di Faragola. Le ferite di quel tragico incendio (avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 settembre) che ha devastato la copertura dell'area archeologica sono ancora evidenti.  "Una miscela di sensazioni, emozioni, dubbi, timori, rabbie, speranze. Nessuno mi toglie dalla testa che si sia trattato di un incendio doloso - così Volpe si sfoga su Facebook -  tutt'intorno alla struttura andata in fiamme la terra è pulita, non ci sono tracce di bruciato, l'erba, tagliata di recente, è secca, gialla, in alcuni tratti anche verde, pulita, non ha segni di bruciato; c'è una fascia senza significative tracce di bruciato di almeno 10-20 metri intorno all'area musealizzata ora distrutta; nel vicino oliveto gli unici alberi bruciacchiati sono quelli della fila vicina al sito archeologico, ma anche un tubo di plastica che corre lungo il confine è integro (avrebbe dovuto squagliarsi se il fuoco fosse arrivato di lì!); mi sembra impossibile che il fuoco sia arrivato da sterpaglie bruciate".

Lo stato attuale: "La fase di messa in sicurezza prosegue - fa sapere il docente Unifg, già rettore dell'Ateneo dauno - Poi partirà la realizzazione di una copertura di cantiere. Poi, sulla base di un progetto, partiranno i restauri e la realizzazione di una nuova copertura. Non tutto potrà essere recuperato ma si cercherà di fare il massimo e si troveranno i modi, anche con le tecnologie multimediali, per restituire la possibilità di garantire la comprensione del sito e la comunicazione della sua importanza".
Volpe chiede di non far calare l'attenzione, amareggiato dalla "assoluta mancanza di disponibilità da parte di imprenditori locali a dare una mano nell'emergenza, dalla latitanza di certi politici e amministratori, passato il primo momento e andate via le telecamere (alcuni per la verità continuano a seguire la cosa con attenzione). Nelle prossime settimane bisognerà organizzare un’iniziativa pubblica sul sito. Inoltre sarà bene allestire una mostra sul cantiere e magari anche installazioni multimediali. Infine sarebbe bello realizzare un’opera d’arte con le lamiere contorte della copertura, a memoria di questa tragedia". "Parleremo di Faragola ovunque ce lo chiederanno. Insomma bisognerà far vivere il sito anche in questa fase di emergenza e poi di cantiere di restauro e di ricostruzione. Un cantiere aperto, partecipato, pubblico. Solo così Faragola potrà rinascere dalle sue ceneri come la fenice", conclude Giuliano Volpe. 



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